"LE MOTO'S DAY" a Gela

Cari soci ben trovati, oggi cercherò di raccontare l’evento, fuori programma, appena trascorso assieme a tutti voi ed alle vostre famiglie. La giornata dedicata a Gela, che mi sono permesso di battezzare “LE MOTO'S DAY” a Gela. Un evento, quello di ieri, nato quasi per caso, grazie allo spunto del socio Emanuele Lombardo che ha proposto di fare una visita al museo ed ai siti archeologici della città, con sosizzata finale presso l’azienda dell’amico Sergio Scrodato, che ha messo a disposizione l’area di ASPASSOCONDAISY, permettendoci di trascorrere anche le ore del pomeriggio in un ambiente sano a contatto con i cavalli e la natura.

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Ma andiamo con ordine, e ringraziamo i soci che hanno aderito all’iniziativa e cioè: Emanuele Lombardo e signora, Emanuele Carano e signora, la famiglia Enzo e Zoraida Grifasi, la famiglia Pietro e Sabrina Spene, Angelo e Cetty, la famiglia Nuccio Zuppardo, la famiglia Giovanni e Tiziana Bevilacqua, Rosario e Roberta Aliotta, la famiglia Carmelo e Veronica Faraci, Antonio e Melania, Gaetano Buscemi, Saverio Mazzocchi, Carlo e Viviana, Nuccio e Rosalba D’Arma, la famiglia Maurilio e Claudia Liardi ,Savio e Concetta, Gianfranco e Teresa Giardina, Giovanni Canizzo e la famiglia Umberto e Maria Grazia Crisafulli. Il giro turistico è partito con la visita alle mura Timoleotee, le fortificazioni greche di Gela, che ancora oggi si presentano in un ottimo stato di conservazione, nonostante l’incuria e il totale abbandono dell’area, che si presenta priva della minima manutenzione, con le erbacce che coprono interamente il percorso e gli scavi archeologici. La scoperta delle mura avvenne in modo casuale nel 1948 grazie ad un contadino, proprietario di un orto nella zona, che aveva sognato che scavando nel suo terreno avrebbe trovato un tesoro. In effetti il contadino si mise a scavare finchè alla profondità di circa 1,5 metri trovo la sommità delle mura.

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L’importate scoperta portò alla luce le antiche fortificazioni greche di Gela, una delle maggiori colonie dell’antica Grecia. Gli studi fatti sul sito hanno permesso di risalire ad una linea di fortificazione lunga circa 18 km che risulta essere una delle più lunghe dell’intero mondo greco. Il tratto riportato alla luce misura circa 400 mt ed oggi, fortunatamente, viene protetto da una imponente copertura che per buona parte lo ripara dalla luce diretta del sole e dalla pioggia. La visione di questa enorme muraglia, che sorge sulla collina di Caposoprano, lascia aperta l’immaginazione del visitatore a quella che poteva essere l’area al tempo in cui i primi greci si insediarono. Dalle Mura la veduta sul Golfo è imponente, nulla poteva sfuggire alle vedette, qualunque imbarcazione, piccola o grande, da Licata fino a Scoglitti veniva immediatamente individuata e permetteva di approntare una eventuale difesa. Trovarsi li a toccare con mano l’imponenza di quel luogo, lascia con il fiato sospeso, ma allo stesso tempo c’è il rammarico per il fatto che un sito archeologico di tale importanza, non venga adeguatamente valorizzato, e invece venga lasciato in totale stato di incuria ed abbandono. Da gelese dico che è uno spreco enorme di risorse. Dopo il giro al parco di Caposoprano ci siamo spostati per raggiungere il museo e l’area dell’acropoli della città greca. L’edificio del museo è stato realizzato negli anni ’50 e successivamente ampliato negli anni ’80 dato il moltiplicarsi dei materiali da esporre. Gela fu la prima colonia rodio-cretese fondata in Sicilia . La città divenne ben presto una delle più importanti dell’isola fino a rivaleggiare con la stessa Siracusa. La favorevole posizione, le attività commerciali e le mire espansionistiche hanno lasciato ampie tracce nel nostro territorio, alcune ben visibili visitando il nostro preziosissimo museo. I Lingotti di Orialco, i reperti recuperati nei fondali di Gela, le collezioni Navarra e Nocera, hanno arricchito ed impreziosito le teche nei corridoi del museo, che comunque vanta reperti e suppellettili ancor più preziosi presenti in musei di più alto livello, come il British Museum, il museo di Storia di New York, di Boston, Stoccarda, Vienna, ecc.ecc. Nel piano terra si trovano reperti di epoca protostorica, venuti alla luce nel territorio urbano di Gela, nonché quelli dell’epoca greca dell’acropoli, della nave greca, dell’emporio di Bosco Littorio e di Capososprano. Sempre al piano terreno si trovano reperti preziosi provenienti dalla collezione Navarra. Nel piano superiore sono esposti reperti provenienti dai santuari extraurbani e dai centri d’età protostorica, greca e romana dell’entroterra gelese. Vi sono inoltre bronzi, vetri e ceramiche del periodo medievale della città. Inoltre recentemente è stata allestita l’esposizione del monetiere costituito da più di 2000 monete che vanno dal V secolo a.C. a Vittorio Emanuele II. L’area dell’acropoli è nelle immediate adiacenze del museo in posizione predominante rispetto alla foce del fiume Gela, che in quel tempo era navigabile. L’acropoli fino al 405 a.C ospitò i principali edifici sacri della città, dai quali provengono le decorazioni architettoniche e gli ornamenti di pietra presenti all’interno del museo. All’interno dell’acropoli, nel cosiddetto Parco delle Rimembranze, sono stati ritrovati i resti di un ampio tempio in stile dorico. Al centro del Parco si può ancora oggi ammirare l’unica colonna dorica rimasta, alta 7.75 mt , superstite dell’opistodomo ( nel tempio greco l’opistodomo era lo spazio posto dietro la cella e conteneva le suppellettili utili ai riti ed ai sacrifici) del secondo tempio dorico . Ovviamente dalla collinetta si dominava il territorio nei quattro punti cardinali, e nella giornata di ieri, i soci hanno potuto ammirare fianco l’Etna, ancora innevata. Terminata la visita al museo ed all’acropoli, ci siamo spostati al Castello Svevo, meglio conosciuto come Castelluccio. E’una costruzione militare del XIV secolo che si innalza su una collina di roccia gessosa, dominando l’intera costa gelese, a difesa della città. Le origini del Castello risalgono al 1143 quando il conte Simone di Butera dona all’Abate di S.Nicolò l’Arena di Catania e cita nel suo trattato anche il suddetto Castello. Il sito ovviamente si presenta in completo stato di abbandono. Le opere realizzate affinchè sia fruibile ai turisti sono presenti, ma non vi è traccia alcuna di manutenzione, restando una perla nel mezzo di un deserto di piante ed arbusti selvaggi, che a tratti ne occultano la propria bellezza. La veduta dalla sommità lascia a bocca aperta. Il Castello domina l’intera piana di Gela, dando al sito una importanza strategica più unica che rara. Immaginate per un solo istante se quest’area venisse ripulita e migliorata, sarebbe il luogo ideale, anzi un luogo magico per mostre ed eventi sotto un cielo di stelle nelle nostre calde serate d’estate. Ma forse questo è pretendere un po’ troppo…….. Questo magnifico viaggio, per una volta all’interno delle bellezze di Gela, anzi solo di una parte delle bellezze di Gela, è terminato con il saluto al Castello Castelluccio, dove si è avuta la certezza che Gela potrebbe tranquillamente competere con i siti archeologici più importanti e visitati dell’Isola. Il nostro moto club, nei suoi primi 5 anni di vita ha visitato in lungo ed in largo i siti più importanti , e penso sinceramente che se la città di Gela fosse inserita in un circuito turistico importante, potrebbe senza dubbio risultare tra i siti più richiesti e i più frequentati. Come sarebbe bello se fossimo in grado di organizzarci e rimettere in moto tutte quelle associazioni che, a latere dell’amministrazione comunale, possono valorizzare tutte le risorse di cui disponiamo. Sognare non è vietato, sprecare risorse ed opportunità invece è un delitto che merita di essere punito con l’esilio dei nostri amministratori. Un caro abbraccio a tutti voi ed ancora un ringraziamento a Emanuele Lombardo anche per le sue magnifiche doti di oratore e cicerone. Umberto Crisafulli.