"Le Moto" a San Marco D'Alunzio e Cesarò

Cari soci ben trovati, ma soprattutto ben tornati. Che piacere ho avuto nel rivedervi tutti, belli rilassati, con le divise e le motociclette tirate a lucido, pronte per macinare chilometri alla scoperta dei paesaggi e delle particolari località della nostra terra. Comincerei con il ringraziare le signore presenti domenica quindi Viviana, Daniela, Teresa, Tiziana, Carol, Cristina, Rosaria, Saria, Concetta e Maria Grazia. Poi i maschietti, i centauri, l’ominiii…….

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almeno sulla carta d’identità e quindi Ezio (Oize), Carlo, Tonino, Nele el Caran detto il Pirata, Filippo, Sergio, Vicè, Giuseppe, Gianfranco, Piero, Giovanni, Guglielmo ( iddru si ca è omini i panza….ahahahahah), Rocco, Marco, Salvino, Carmelo in arte Rullino ma da ora in poi saponetta……ahahahaha, Savio, Il presidentissimo Maurilio (motociclista senza moto, cavaliere senza cavallo, ominu senza…….sarebbe il caso di chiedere a Claudia, la first lady….ahahah) ed ovviamente il sottoscritto, assente per sua responsabilità al notturno (per tale ragione faccio ammenda e chiedo umilmente perdono……ma sono sicuro ca va passastivu megghiu……ahahahahah). Tutto comincia dal nostro solito punto di ritrovo, il Cohiba Cafè o comu schifiu si chiama, ma quant’era bello “LA Capannina”, nome italiano, facile, storico no stu Cohiba….ma di unna veni….. Alle 07.55 il gruppo molla gli ormeggi e si mette in cammino, direzione San Marco. Cielo limpido, sole caldo senza essere fastidioso, temperatura ideale per una gita in moto. Senza intoppi e senza rallentamenti arriviamo alla prima sosta per caffè e rabbocco, dopo aver lasciato l’autostrada ed esserci immessi sulla SS 113. Mezz’ora per sgranchire le gambe, cambiare l’acqua ai pappagalli ed alle paperelle, caffè, briosche cappuccino e via per la meta finale. Da Cefalù in poi il paesaggio cambia, la strada costeggia il mare che domenica sembrava fermo. Quel tratto di strada che arriva fino a Torre del Lauro, assomiglia alla più famosa “Costiera Amalfitana”, regalando emozioni e sensazioni che non si dimenticano. Poi, lasciata la costa per cominciare la salita, man mano che si saliva in quota, si apprezzava ancor di più la bellezza del posto con i suoi magnifici panorami. Peccato che si sia arrivati tardi, in effetti sarebbe stato più giusto arrivare anche solo mezz’ora prima, ma tant’è….. La breve visita al borgo comunque ci ha rilassati e fatto conoscere un comune particolare, con le sue case arroccate sulle colline a dominare il mare, che da lassù si presenta immenso, talmente è pulita la veduta, senza confini se non quelli quasi invisibili dell’orizzonte. Spero che le foto, che saranno al più presto caricate sulla galleria, potranno rendere meglio di quanto non faccia la mia sterile descrizione. Dopo appena 45 minuti di relax, ci siamo rimessi in moto per raggiungere il ristorante in quel di Cesarò, che nonostante si trovasse a soli 64 km da San Marco, il navigatore riportava 1 ora e 55 minuti azz… In effetti partiti all’una circa, siamo arrivati alle 14.30, attraverso il meraviglioso Parco dei Nebrodi, ( 86000 ha di superficie boschiva che raggiunge, con la vetta del Monte Soro, la quota 1847 mt sul livello del mare ) che si è mostrato in tutta la sua bellezza, e soprattutto ci ha dato un assaggio di quello che vuol dire girare in moto a quelle altitudini. Infatti siamo passati da 24° di Sant’Agata di Militello ai 14° del Parco, in appena una decina di chilometri. Sulla strada abbiamo incrociato una famiglia di maialini neri dei nebrodi che, appena hanno visto Guglielmo se la sono dati a zampe levate, avranno pensato: “Minchia se ni viri semmu futtuti” A tavola tutti quanti eravamo abbastanza affamati. Sarà stato per le fatiche motocicliste, forse per l’aria di montagna, o forse non si è capito bene perché, ma sta di fatto che tutti quanti, ci abbiamo dato dentro con bis e tris di primi piatti. Ovviamente c’è chi è andato oltre, ma io la spia non la faccio…… Il pranzo a mio personalissimo parere è durato un tantino troppo, e per il futuro dovremo organizzarci meglio con il ristoratore, in modo da evitare di trasformare la pausa pranzo in un trattenimento matrimoniale. Ci siamo rimessi in viaggio intorno alle 17.30 e sembrava che tutto potesse filare via liscio…….ma quando mai? Noi siamo famosi per andarcela a cercare: “prendiamo da Leonforte, no dall’autostrada, no scendiamo da Agira”; morale, siamo forse riusciti a prendere dall’unica strada che invece era da evitare, anche se, tutto sommato nella sfortuna ci è andata bene. Vorrei soffermarmi un attimo sull’episodio, per rimarcare un concetto che mi sembra quanto mai appropriato, e cioè che in moto come in auto, non esistono bravi conducenti o guidatori sopraffini, perché per quanto bravo ed in gamba può essere ciascuno di noi, il fattore X è sempre preponderante in tutto. Ovviamente la fortuna da sola potrebbe non essere sufficiente, ma se volessi fare l’avvocato del diavolo, potrei certamente affermare che domenica la fortuna, o il fato, hanno fatto si che nessuno si facesse male, che nessuna delle motociclette cadute si danneggiasse in modo irreparabile permettendoci, anche dopo le ore impegnate nell’attraversamento delle due colate di fango, di arrivare a casa sani e senza problemi. La differenza tra una gita allegra e spensierata che si può raccontare, rispetto ad una da dimenticare perché colma di problemi, passa proprio da un nulla, da una inezia, da un episodio banale, come può essere una brutta scivolata per cause imprevedibili, che però cambia tutto il contesto. Qualcuno mi ha chiesto “perché non sei caduto?” Non lo so perché non sono caduto, forse non era quello il mio momento, non è certo dipeso dalla mia guida infallibile, che infallibile non lo è stata mai. E sono contento, ora che tutto è andato bene, che con noi ci fossero anche le nostre donne, perché, almeno per quel che mi riguarda, sono stato felicissimo di abbracciare mia moglie quando il cuore mi batteva a mille e mi stava per esplodere dentro il petto, felice per il fatto che eravamo passati senza cadere in quell’insidia maledetta. Attraverso questa esperienza le nostre mogli ben comprenderanno che quando ritardiamo non è per volontà di far tardi, ma spesso è per forza maggiore, e con pazienza bisogna accettare che in motocicletta ogni difficoltà si amplifica, mettendo ogni individuo a dura prova sia da un punto di vista fisico che nervoso. Il ritorno è stato per così dire pittoresco, si comincia con il Pirata El Caran che assapora le terre della campagna, giusto per saperne parlare,……. ma mi spieghi perché alla curva sei andato dritto? Si prosegue con l’avventura nel fango dei nostri Carmelo, Ezio ed il solito El Caran, ………….poteva anche lui non assaggiare? O meglio, come egli stesso ha confidato in seguito….”Cariu Carmelu, e iu putiva un cariri?” In definitiva tutto è bene quel che finisce bene, e stavolta ci è andata proprio di LUSSO. Bene cari amici, cari compagni di ventura, il mio moto racconto finisce qui; spero che vi siate divertiti, e che l’esperienza vissuta cementi ancor di più lo spirito di questo meraviglioso gruppo, che dovrà affrontare nuovi viaggi e nuove avventure, sempre con l’allegria di colui che ha la sana voglia divertirsi, a cavallo di una bellissima motocicletta. PASSIONE IN MOTO sempre, almeno per me,…….a tutti voi un arrivederci in Basilicata……….

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Umberto